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OMICIDIO PESCARA: PRESI COMPLICI, 4 FERMI CLAN CIARELLI
Quattro fermi nella notte per il delitto dell'ultrà del Pescara Domenico Rigante: la squadra Mobile pescarese ha infatti bloccato ragazzi tra i 23 e i 24 anni, tutti del clan Ciarelli, cugini o nipoti di Massimo Ciarelli, il ventinovenne ritenuto l'assassino del tifoso ventiquattrenne. Rotto quindi il muro del silenzio, i quattro sono stati intercettati fuori dalle loro abitazioni, con concreto pericolo di fuga. Per loro si ipotizzano i reati di concorso in omicidio, tentato omicidio, porto abusivo di armi, violenza domiciliare e minacce.
POLIZIA, DECISIVO AIUTO ULTRA' AMICI VITTIMA - Quattro arrestati e un indagato: questo è il risultato del lavoro della Squadra mobile di Pescara che ha portato al fermo di quattro complici di Massimo Ciarelli, il rom accusato dell'omicidio di Domenico Rigante. Decisivo è stato il contributo degli ultrà amici della vittima, testimoni del fatto di sangue. I quattro arrestati sono tutti parenti di Massimo Ciarelli: i gemelli Antonio e Angelo, 23 anni, il loro fratello Luigi, 24 anni, e Domenico, 24 anni. I primi tre sono cugini, l'ultimo è nipote e tutti hanno cognome Ciarelli. "Su di loro ci sono prove inconfutabili, mentre per il quinto Ciarelli, che è solo indagato, stiamo aspettando ulteriori accertamenti", ha spiegato il questore di Pescara, Paolo Passamonti. I quattro sono stati arrestati per il pericolo di reiterazione del reato, perché "sono spregiudicati e violenti", ha a sua volta commentato il capo della Mobile, Pierfrancesco Muriana. Ieri Massimo Ciarelli dal carcere di Vasto aveva detto di essere innocente, ma "al di là delle dichiarazioni la sua posizione è consolidata, va già bene così, perché si è trattato di un'esecuzione, di un omicidio premeditato" ha continuato Muriana, che poi ha voluto lodare gli amici della vittima i quali, in queste ore, "hanno avuto gli attributi", in quanto da loro è venuto un contributo decisivo per l'arresto degli altri quattro rom, "perché per fare a botte in piazza ci vuole forza fisica, per verbalizzare serve cervello e cuore e questi ragazzi questa volta ce lo hanno avuto", ha concluso Muriana. Decisiva quindi la collaborazione dei testimoni del fatto di sangue, secondo la Mobile. Ma ora "visto che ce ne sono altri che possono aiutare le indagini, bisogna 'sostenere' quelli che hanno parlato", puntualizza Muriana. La traduzione è evidente: rompere il muro di omertà che per qualche giorno è sembrato essere impenetrabile è segno di maturità dei singoli, oltre che di rispetto per i familiari dell' ultrà, ma il rischio è quello delle faide e delle vendette, quindi "questa voglia di giustizia e la rabbia che si percepisce in città - ha chiarito il capo della Squadra Mobile - deve passare per la legalità: o si sta al di qua, o si sta al di là della legalità. Adesso ogni forma di violenza sarebbe una vigliaccata... Una pietra scagliata nella finestra di una casa di Rancitelli, il quartiere dei rom pescaresi, che colpisca una vecchietta affacciata, sarebbe un gesto vigliacco".
 
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